......a questa affascinante corsa pieno di speranze e aspettative: la preparazione invernale e primaverile è proceduta senza infortuni; da gennaio ai primi di giugno sono oltre 1.500 i km percorsi, conditi da due maratone, due “mezze”, 4 gare di 10 km e due allenamenti specifici in montagna. I miei compagni di “viaggio” sono Simone Confalonieri di Correzzana, maratoneta di alto livello dell'Atletica Blù Frida 42195 e Sergio Chisari, anch'egli di Correzzana, ottimo podista ultimamente convertitosi al triathlon. Per l'occasione abbiamo trovato anche lo sponsor: ME-PA assicurazioni di Monza di Sergio Pattini, forte triathleta di Villasanta, persona sensibile e sincera, che ci omaggia di maglietta e canottiera in tessuto ultratecnico.

L'intesa fra di noi l'abbiamo trovata subito, con la sgambata “quatar pass adrée al Lambar” ottimamente organizzata dal G.P.V. Nella settimana precedente la gara avverto un po' di stanchezza generale, pensando che sia la tensione pre gara non ci bado più di tanto. L'assistenza ci viene fornita da tre grandi amici: Emanuele, Marco e Stefano di Villasanta, mi dicono che ci hanno preparato delle gradite sorprese: vedremo che cosa avranno combinato quei tre! Finalmente arriva sabato sera ed eccoci pronti all'Arengario : con dieci minuti di ritardo sull'orario prefissato partiamo con il numero 61 concentrati e tonici. I primi km scorrono via veloci ed il passaggio a Villasanta è entusiasmante: amici del CAI e del G.P.V. che ci incitano, riconosco Maurizia, Roberto, Lucio e Bruno, poco più avanti Lorena, la mia dolce metà, le mie bambine Miriam e Erica che insieme ai loro compagni di scuola con annessi genitori e amici tengono in mano uno striscione con la scritta “Federico Sergio Simone veloci al Resegone”, urlando a più non posso. L'assistenza per noi è degna dei campionissimi: al 10°km troviamo tre scatoloni dipinti di bianco con i nostri nomi scritti in rosso e le bevande che avevamo preparato, inoltre sul parabrezza della macchina di Emanuele ci sono tre cartelloni con il numero della squadra e i nostri nomi scritti in grande. Fino a quel momento tutto fila liscio, siamo in perfetta media: 42' netti ovvero 4'12'' al km., e le sensazioni del trio sono buone. Purtroppo arrivati ad Usmate in prossimità della chiesa comincio ad avere una sudorazione eccessiva accompagnata da battiti irregolari anche se il ritmo di corsa è sempre lo stesso.

Al ristoro del 15°km bevo sperando che sia solo un malessere passeggero ma al contrario inizio ad avere pesantezza di stomaco e alle gambe. Bevo regolarmente al ristoro del 20°km, siamo sempre in media, passaggio in 1h25', e nella discesa di Calco mi sembra di stare meglio tanto che faccio l'andatura. Al 25° km prendo un carbogel come previsto, sono in leggera difficoltà anche se il ritmo è sempre lo stesso. Arriviamo al 30°km ad Olginate con 2' di ritardo sulla tabella di marcia e la pesantezza allo stomaco è sempre in agguato. Sorpassato il ponte sull'Adda la macchina ci aspetta: ci cambiamo le canottiere, prendiamo le pile frontali, sorseggiamo un po' d'acqua: Emanuele si accorge del mio volto sofferente e mi incita a gran voce dicendo di non mollare.

Con mio grande dispiacere dopo il sottopassaggio della ferrovia di Calolziocorte in salita non vado proprio, Simone e Sergio si girano subito, mi aspettano e procedono al mio passo: inizia a piovere e ci mettiamo il gilet antivento ed il cappello. Fino a Rossino sono pochi i punti dove riesco a correre, la macchina ci raggiunge prima del 35° km e tra gli incitamenti di Emanuele, Marco, Stefano e le spinte di Simone riprendo a corricchiare sul falsopiano prima di Erve. La pioggia diventa sempre più incessante, arriviamo a Erve in 3h02', oltre 10' la nostra tabella: ora l'importante è arrivare al rifugio, non importa in quanto tempo. Simone e Sergio, capendo intelligentemente le mie difficoltà, mi lasciano davanti a scandire il passo.

Prima del ponticello alla fine del paese riesco a correre abbastanza bene, superato il ponte c'è una bella rampa di 300 mt., la supero camminando sulla scalinata a destra e nel successivo falsopiano riprendo a correre, tanto che mi pare di aver superato la crisi: continua a piovere e la temperatura si è abbassata velocemente in mezzo al bosco. Arriviamo all'inizio del Prà di ratt, dopo pochi passi iniziano le mie sofferenze: il fisico si rifiuta di salire e solo la mia forza di volontà e le spinte di Simone mi permettono di giungere con enorme fatica e con lunghe pause al Forcellino, dove inizio a tremare per il freddo pungente. Sergio e Simone non mi lasciano solo un istante e, bevuto un bicchiere di tè caldo, proseguiamo sul falsopiano, diventato un pantano per la pioggia battente. La mia pila frontale non funziona per l'acqua infiltratasi nelle batterie, Simone mi presta la sua torcia; il freddo mi ghiaccia gli indumenti, tremo come una foglia, tanto che inizio ad avere problemi di equilibrio sul sentiero pregno d'acqua e fango. Simone e Sergio mi guidano passo passo, finalmente giungiamo al crocifisso, mentre sono innumerevoli le terne che ci superano: io le incito con la poca voce rimasta, come alcune ci hanno incoraggiato quando le abbiamo superate. Dopo il crocefisso so che mancano pochi minuti alla Capanna e riesco a farmi un po' di forza, i passi sono più sicuri e dopo quasi 4h30' siamo al traguardo. Appena arrivato, tremante dal freddo penetratomi nelle ossa, vado subito alla postazione medica dove mi spoglio degli indumenti fradici e mi infilo sotto due coperte di lana mentre i volontari della Croce Rossa mi massaggiano mani e piedi per riattivarmi subito la circolazione. Dopo un'ora di tremolio mi riprendo lentamente tanto che chiedo a Simone di portarmi un bicchiere di tè caldo, sembra che il peggio sia passato, mi vesto con gli indumenti asciutti, riprendo a camminare, sincero i miei due prodi delle mie discrete condizioni e iniziamo la discesa verso Erve che quasi albeggia. Ringrazio tanto Simone e Sergio per l'aiuto datomi, scusandomi con loro per ciò che mi è capitato. “Non era proprio serata per correre! Mi dispiace tanto, soprattutto per voi, che è finita in questo modo” continuavo a ripetere durante il cammino. Arrivati a Erve verso le 5.30 raggiungiamo la macchina, mi sento di guidare e accompagno Simone e Sergio alle loro case salutandoli fraternamente. Verso le 7.00 sono a casa, apro la porta e mentre Lorena, Miriam e Erica dormono ancora vedo steso sul pavimento della sala lo striscione che ci avevano preparato al nostro passaggio a Villasanta. Lorena mi sente arrivare, si alza e mi chiede come è andata. Le racconto brevemente che cosa mi è successo, lei mi abbraccia e mi ripete, volgendo gli occhi a terra, le parole scritte sullo striscione “Federico Sergio Simone veloci al Resegone” aggiungendo “anche se non sei stato così veloce al Resegone sei sempre il mio campione”.

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